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FILTRO PERCOLATORE ANAEROBICO: NIENTE PIù CATTIVO ODORE

12/06/2013
I letti percolatori furono impiegati per la prima volta nel 1868. I letti percolatori o filtri percolatori insieme alle vasche a fanghi attivati rappresentano uno dei metodi di trattamento biologico aerobico (ossidazione biologica) degli effluenti urbani, utilizzata nei comuni impianti di depurazione.



Principi dell'ossidazione biologica
I filtri percolatori fanno parte della categoria dei Sistemi di ossidazione biologica a biomassa adesa nei quali la biomassa batterica cresce restando adesa a una suprficie.
I due principali sistemi di trattamento biologico dell'effluente delle vasche di sedimentazione primaria sono fondati sulla riproduzione di fenomeni biochimici naturali. La tecnica consiste nel creare le condizioni necessarie affinché tali processi naturali possano compiersi in uno spazio limitato e in un periodo di tempo molto più breve.

Svantaggi

I letti percolatori sono impianti dal basso costo di esercizio e possono sopportare una certa oscillazione di concentrazione e composizione dell'acqua reflua.
Richiedono però un dislivello rispetto alla vasca di sedimentazione primaria, se si vuole inviare l'acqua dall'una all'altro, senza ricorrere a pompe. Presentano inoltre il difetto di attirare insetti ed emettere cattivo odore a causa dell'instaurarsi delle condizioni anaerobiche quando la pellicola organica si ispessisce.

Gazebo spa realizza un impianto  a filtro percolatore anaerobico conforme alla norma UNI EN 12566-3, una soluzione che risolve l'importante problema del cattivo odore.

Ifiltri percolatori anaerobici GAZEBO monoblocco prefabbricati in C.A. vengono realizzati con calcestruzzo autocompattante SCC (Self Compacting Concrete), confezionato con CEMENTO PORTLAND conforme a UNI EN 197-1, con aggiunta di minerali tipo I - carbonato di calcio filler ventilato ed inerti conformi a UNI EN 12620, avente resistenza a compressione C40/50 (Rck ≥ 500 Kg./cmq.), classi di esposizione XC4 (cls resistente alla corrosione da carbonatazione), XS2/XD2 (cls resistente alla corrosione da cloruri), XF1 (cls resistente all'attacco del gelo/disgelo) conformi norma UNI 206-1, dotate di armature interne d’acciaio ad aderenza migliorata e rete elettrosaldata a maglie quadrate/rettangolari tipo B450C controllate in stabilimento, il tutto conforme D.M. 14.01.2008.
I filtri anaerobici sono dotati di manicotti in PVC per ingresso e scarico, riempimento alla rinfusa in polipropilene isotattico nero con superficie specifica 120 mq./mc, griglia di appoggio materiale di riempimento in polipropilene isotattico nero, tubo distribuzione liquami e raccordo a Tee in PVC per raccolta e scarico liquami trattati, e possono essere di tipo monoblocco o di tipo modulare a più vasche.


Ciclo tecnologico
Le acque chiarificate, in uscita dalla fossa Imhoff, vengono convogliate nella parte inferiore del filtro batterico anaerobico, contenente corpi di riempimento in materiale plastico (corpi circolari ad elevato rapporto superficie/volume), per poi risalire lentamente fino allo sfioro.
Il processo anaerobico che si instaura risulta in grado di demolire una percentuale variabile del carico in arrivo in ragione sia delle condizioni climatiche, delle fluttuazioni relative allo scarico delle utenze e delle condizioni di corretta gestione e manutenzione dell’impianto.
Il refluo chiarificato viene infine convogliato per gravità verso lo scarico finale.






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