Home | Il calcestruzzo secondo voi | L’ESECUZIONE DEI PROVINI IN CANTIERE

L’ESECUZIONE DEI PROVINI IN CANTIERE

21/01/2007
AUTORE:
Maurizio Agostino

Prov. PR
Professione: Imprenditore
Maurizio Agostino nasce a Parma il 22.07.1970, consegue la maturità classica e si laurea presso l’Università degli Studi di Parma in Scienze Geologiche (indirizzo Petrografia del Sedimentario). Dal 1998 è assunto alla Pinazzi Gestione Calcestruzzi dove, dopo aver maturato l’esperienza necessaria come addetto al carico, si sposta al controllo di produzione ed al laboratorio.
Estimatore della ISO 9001:VISION 2000 spinge alla certificazione dell’azienda facendosene carico in prima persona, divenendo Responsabile del Sistema di Gestione per la Qualità e del Laboratorio. Durante gli anni frequenta vari stage in Italia ed all’estero:
Master "Tecnologia del calcestruzzo" c/o Laboratori Mac-Degussa - Treviso 2000
Master "Patologie del calcestruzzo" c/o "Les Technodes" ITG - Parigi 2003
Master "Marketing del calcestruzzo" c/o "Les Technodes" ITG - Parigi 2005
Nel 2004 promuove una collaborazione fra la Pinazzi e la Facoltà d’Ingegneria dell’Università degli Studi di Parma per lo studio e la realizzazione di una tesi sperimentale sul mix-design di un Self Compacting Concrete con gli aggregati impiegati nella produzione della centrale stessa.
Lo stesso anno partecipa al Grand Prix del Calcestruzzo SCC classificandosi 8°.
Dal 2005 fonda la MA CONCRETE srl con la quale commercializza materiali innovativi, accessori al calcestruzzo.
Nello stesso anno, fonda la società individuale MA con la quale si presta a consulenze sul calcestruzzo e controlli in cantiere, in Italia e all’estero, per conto di Direttori Lavori, progettisti, imprese di costruzione.

Contatti:
Mobile +39 348.2805206
Fax +39 0521.926212
Email: maurizio.agostino@pinazzigestcls.it

L’ESECUZIONE DEI PROVINI IN CANTIERE

Per molte centrali il momento dell’esecuzione dei provini in cantiere rappresenta, spesso, motivo di preoccupazione.

Un cliente rincorso da diverso tempo, una lunga trattativa per giustificare un prezzo di poco più alto, rispetto al solito scaltro concorrente qualitativamente inferiore, questi sforzi rischiano di andare in fumo in quel piccolo prelievo di materiale che, se positivo, renderà il cliente consapevole della nostra serietà e del maggior valore aggiunto.

Per chi lavora in modo serio e scrupoloso il momento del prelievo altro non dovrebbe essere che una noiosa routine ma, purtroppo, diviene motivo di preoccupazione per approssimazioni di terzi: costipazione sommaria del provino, aggiunte di acqua non riportate sul Ddt, utilizzo di cubiere non idonee e, da ultimo, pessima o errata conservazione del provino.

In quei momenti è importante rimanere tranquilli in modo da volgere a proprio favore quegli aspetti che non dipendono direttamente da noi ma, se controllati, rendendo veritiero l’esito della prova la volgono a nostro favore.

Lascerò al lettore l’approfondimento delle norme, limitandomi a ricordare che la procedura per il campionamento, il confezionamento dei provini e la loro conservazione vengono regolati, tutto sommato in poche righe, dalle norme UNI EN 12350-1 e UNI EN 12390-2.

Lungi da me l’idea di ritagliarmi un ruolo di cattedratico, lontano dalla realtà e dalle consuetudini di cantiere, mi permetterò di fornire alcuni di quei consigli, che la mia esperienza maturata fra scavi e getti a tutt’oggi mi aiuta a trasformare il momento del controllo, in un’azione di marketing e pubblicità per la mia centrale di dosaggio.

Data come certa l’affidabilità di ogni ricetta che periodicamente deve essere monitorata, il nostro unico scopo è solo quello di una corretta esecuzione della prova eliminando, secondo Normativa, tutti i parametri che possono influenzare negativamente il confezionamento, e quindi la maturazione del provino, senza perdere di vista il vero obiettivo della prova: il controllo qualitativo del calcestruzzo.

Cominciamo dalla corretta costipazione. In altre occasioni avrò modo d’illustrare, in modo più approfondito, i motivi d’importanza che gravitano attorno a questo argomento, per adesso ci basti sapere che meno aria ci sarà nel cubetto maggiore sarà la resistenza sviluppata a compressione. Procuratevi, secondo normativa, una sessola ed una cazzuola la prima eviterà di perdere la biacca travasando il materiale e la seconda vi permetterà di rettificare la superficie superiore senza fatica. Devo dire che in tutti questi anni ho subito un cambiamento e curo l’attrezzatura di prelievo con una sorta di mania, d’altronde non si può studiare tutta la vita e pretendere di rimanere equilibrati. Consiglio, tuttavia, il mio stesso rigore al fine di non “inquinare” la prova con residui di prelievi precedenti, inoltre un’attrezzatura pulita renderà più facili le operazioni e, da ultimo, poiché è prescrizione obbligatoria dalla Normativa. Quindi, dopo una bella passata di olio disarmante sugli strumenti, siamo pronti a cominciare.

Primo passo: quando prelevare il calcestruzzo dalla betoniera? C’è chi afferma all’inizio e chi raccomanda la fine dello scarico, il motto latino “in medio stat virus” ricalca la normativa: si deve tralasciare la primissima e l’ultimissima parte. È necessario poi stabilire il cosiddetto “piano di campionamento” cioè decidere se prelevare, con un prelievo elementare, un campione composito o puntuale.

Il prelievo elementare è una piccola quantità di calcestruzzo raccolta, in una singola operazione di prelievo, mediante sessola o strumento similare di campionamento, un certo numero di prelievi elementari, distribuiti su un impasto o una massa di calcestruzzo completamente mescolati insieme costituiscono un campione composito.

Qualora, invece, preleviamo una quantità di calcestruzzo da una parte particolare di un impasto o di una massa di calcestruzzo, costituita da uno o più prelievi elementari che siano completamente mescolati insieme, abbiamo un campione puntuale.

Prelevando dalla canala di scarico dell’autobetoniera è importante eseguire una serie di prelievi elementari con la sessola distribuiti in maniera uniforme nell’impasto. Questa disposizione servirà ad evitare un campionamento incompleto con perdita di boiacca o parte dell’impasto che finirebbe per alterare, a nostro sfavore, il vero risultato resistenziale.

Se invece il prelievo avviene da un flusso in caduta è d’obbligo prelevare intercettando completamente il flusso stesso oppure, se ciò non fosse possibile, rappresentando l’intera sezione del flusso.

Qualora ci troviamo a prelevare da uno o più cumuli, cosa che sempre sconsiglio, è d’obbligo eseguire prelievi elementari in almeno cinque punti distribuiti sia sulla profondità che sulla superficie del o dei mucchi.

Personalmente, procedo al prelievo dopo circa tre metri cubi di calcestruzzo scaricati, per una quantità doppia rispetto a quella necessaria (la norma raccomanda 1,5 volte superiore).

Non so perché ma al momento del prelievo viene a tutti una fretta mai vista, le cubiere vengono lanciate rapidamente fra il personale di cantiere, la carriola viene bagnata e mai svuotata completamente dell’acqua residua sul fondo, che va ad aumentare il rapporto a/c, proprio, di quel calcestruzzo impiegato per la prova resistenziale.

Quindi, imparate a gestire voi la situazione, infondendo a tutti calma e serenità, consci che non ho mai impiegato più di 3-4 minuti fra prelievo del materiale e confezionamento del provino.

Il confezionamento deve procedere sovrapponendo, uno per volta, tre successivi strati di materiale, ben costipati. Con “ben costipati” intendo un sistema che non sia il consueto scuotimento della cassaforma colma o, peggio, inserendo qualche volta la cazzuola all’interno del provino. La Normativa prescrive almeno 25 colpi di quel pestello che, solitamente, impieghiamo durante la prova di abbassamento al Cono di Abrahms (UNI EN 12350-2). Come rimedio d’emergenza, ho sempre trovato, all’interno dei cantieri, uno scarto di tondino per armatura con diametro 16 mm., a bordo arrotondato, per lo scopo descritto. Abituate, ogni volta, voi stessi o chi esegue l’operazione per voi, a contare con voce alta, le immersioni del tondino. Il metodo che io seguo è quello di iniziare cominciando da uno spigolo ed arrivando, ad intervalli regolari, ogni 4 colpi allo spigolo successivo. Ritornato al punto di partenza mi sposto leggermente verso il centro e procedo in maniera analoga riducendo il numero di colpi per ogni lato, in questa maniera il mio lavoro termina assestando il venticinquesimo colpo al centro del provino. È consentito l’utilizzo di un vibratore ad immersione il quale per provini di 150 mm. di lato non può avere diametro superiore a 37,5 mm. Da qualche anno a questa parte, cerco di non prestarmi ad eseguire tale operazione in prima persona, preferendo il ruolo di controllore. Questo non è dettato da altezzose manie igieniche, ma dal ruolo psicologico che tale posizione assume nella mente del capocantiere o del cliente.

Lasciate che l’incaricato riempia e vibri la cassaforma come meglio crede e solo alla fine del lavoro, fingendovi stupiti, chiedete come mai, se ciò è avvenuto, l’abbia riempita in maniera estranea alla normativa. A quel punto svuotatela voi stessi ed obbligatelo a ricominciare tutto il lavoro illustrando, contemporaneamente, il sistema prescritto dalla normativa. Qualora sorgesse un inizio di lamentela (e sorgerà) tagliate corto ed afferrando il pestello, eleggetevi a ruolo di “costipatore” fermando l’aiutante al raggiungimento della giusta misura di ogni strato che è di 100 mm., così come richiesto dalla normativa. È importante che ogni colpo durante la costipazione del primo strato non percuota la base del provino e, per gli strati successivi, non “fori” lo strato inferiore a quello che si sta assestando.

Quando possiamo dire che lo strato di calcestruzzo è stato correttamente costipato? La misura giusta è quella in cui non si osserva più la comparsa di grosse bolle d’aria sulla superficie la quale diviene piana e vetrosa.

Ricordate, a fine lavoro, di pulire i bordi della casseratura dalla boiacca questo eviterà che durante la sformatura, lo spigolo della faccia superiore del provino possa frammentarsi irregolarmente ed adottate qualunque soluzione possa marcare indelebilmente il cubetto.

Io ho reperito etichette plastificate sulle quali ho fatto stampare la ragione sociale e il logo aziendale, che affogo per le estremità nella faccia superiore del calcestruzzo. Esse possono essere siglate con un pennarello indelebile, risultano comode durante l’immersione in vasca o lo spostamento dei provini. Terminate sistemando il coperchio sul frutto del vostro lavoro.

Il secondo aspetto da controllare è l’ambiente in cui verranno tenuti i provini durante le prime 12 ore. La normativa raccomanda una conservazione ad umidità costante di 95% ad una temperatura di 20 ± 5 °C fino allo scassero (oppure 25 ± 5 °C in climi caldi) e di 20 ± 2 °C una volta sformati. Proibite in maniera categorica che vengano allineati al sole. Le leggende di cantiere vogliono che il tepore del sole faciliti la presa del cemento, ma nella realtà questo contribuisce solo ad accelerare l’evaporazione dell’acqua d’impasto e senza idratazione del cemento non esiste né Ettringite né, tanto meno, resistenza a compressione. Evitate la consuetudine, invernale, che vede sistemare i prelievi nell’ufficio di cantiere, senza coperchio, “al caldo” della stufa per tutta la notte, altro ottimo sistema per facilitare una dannosa evaporazione d’acqua.

Un rimedio d’emergenza che utilizzo è quello di chiudere, provino ed una spugna imbevuta d’acqua, in un sacchetto di plastica trasparente all’interno dell’ufficio riscaldato. Questo creerà una piccola camera di maturazione, ad umidità costante fino al giorno dopo.

Ricordate che le imprese possono, e devono, attrezzarsi con una vasca di maturazione dotata di coperchio nella quale immergere i prelievi una volta sformati.

Se fosse presente sarà sufficiente sospendere sul pelo dell’acqua la cubiera senza coperchio, per mezzo dei traversi, fino al momento della sformatura. Il caldo dell’ambiente e l’evaporazione dell’acqua, impedita dal coperchio della vasca, creeranno un ambiente caldo-umido molto simile a quello richiesto dalla legge fino al momento della sformatura e dell’immersione.

Ricordate di compilare un resoconto di prova che riporti tutti quanti i dati richiesti dalla Normativa: identificazione del campione, tipo del campione (composito o puntuale), luogo di prelievo, data ed ora del campionamento, qualunque deviazione operativa dalla normativa, dichiarazione con un responsabile tecnico testimone dell’avvenuto rispetto della Normativa. Personalmente mi sono creato un modulo a colori con il logo aziendale, richiamato dal Manuale della Qualità. In questo modo mi ritrovo sia un documento interno a testimonianza del prelievo, sia un esito che il cliente, potrà allegare al libro giornale di cantiere, oltre ad aver adempiuto alla ISO 9001:2000. Non solo, ma questo contribuirà a dare un’immagine di serietà ed efficienza dell’azienda al Direttore Lavori ed a chiunque si troverà fra le mani il rapporto di prelievo. Al fine di crearmi una “case history”, aggravando la mania di perfezione dalla quale sono ormai affetto, mi sono creato un modulo personalizzato con il quale riesco rapidamente ad annotarmi temperatura dell’aria e del calcestruzzo, targa del mezzo dal quale è avvenuto il prelievo e quantità di calcestruzzo trasportato, pressione del manometro idraulico allo scarico e misura dello slump, tipo di struttura gettata, numero di provini lasciati al cliente, quelli riportati nel mio laboratorio e quelli in totale realizzati, disponibilità della vasca di maturazione da parte dell’impresa, codice della ricetta indicata sul DdT, tipo di calcestruzzo consegnato (R’ck) e diametro massimo dell’inerte utilizzato. Per chiunque ne abbia necessità non esiti a contattarmi. Da ultimo ricordate solo che ogni prelievo di materiale, affinché assuma valore legale, deve essere eseguito in contraddittorio.

A questo punto avete fatto tutto il possibile per evitare i consueti errori altrui. Per esperienza, ad ogni prelievo, confeziono personalmente almeno tre provini “testimoni”, in cubiera di Pvc siglati, dal responsabile di cantiere alla presenza di testimoni. Il giorno successivo provvedo al ritiro ed, entro le 72 ore prescritte, alla sformatura seguita dall’immersione in vasca a temperatura controllata. Dopo vent’otto giorni di maturazione procedo a schiacciamento e le sorprese.. non ci sono!

Dott. Maurizio Agostino

maurizio.agostino@pinazzigestcls.it

 

 

 

 

Perchè iscriversi:
  • iscrizione gratuita
  • iscrizione alla newsletter di Netconcrete che consente di ricevere gli aggiornamenti tecnici e tante altre notizie importanti riguardanti il mondo dell’edilizia.
  • utilizzo del dizionario tecnico italiano-inglese online in cui è possibile usufruire di un dizionario completamente dedicato all’edilizia, di grande utilità per il mondo del lavoro e della scuola
  • inserire la tua azienda nel nostro database: netconcrete è un ottimo strumento economico per la promozione delle imprese.
Iscriviti a NetConcrete
* Nome:
* Cognome:
* E-mail:
Professione:
* Provincia:

Sei un'Azienda?

Nome Azienda:
Indirizzo:
Sito Web:
Breve descrizione:
Campi obbligatori *