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GARANTIAMO LA DURABILITA' IN CANTIERE

21/12/2006
AUTORE:
Maurizio Agostino

Prov. PR
Professione: Imprenditore
Maurizio Agostino nasce a Parma il 22.07.1970, consegue la maturità classica e si laurea presso l’Università degli Studi di Parma in Scienze Geologiche (indirizzo Petrografia del Sedimentario). Dal 1998 è assunto alla Pinazzi Gestione Calcestruzzi dove, dopo aver maturato l’esperienza necessaria come addetto al carico, si sposta al controllo di produzione ed al laboratorio.
Estimatore della ISO 9001:VISION 2000 spinge alla certificazione dell’azienda facendosene carico in prima persona, divenendo Responsabile del Sistema di Gestione per la Qualità e del Laboratorio. Durante gli anni frequenta vari stage in Italia ed all’estero:
Master "Tecnologia del calcestruzzo" c/o Laboratori Mac-Degussa - Treviso 2000
Master "Patologie del calcestruzzo" c/o "Les Technodes" ITG - Parigi 2003
Master "Marketing del calcestruzzo" c/o "Les Technodes" ITG - Parigi 2005
Nel 2004 promuove una collaborazione fra la Pinazzi e la Facoltà d’Ingegneria dell’Università degli Studi di Parma per lo studio e la realizzazione di una tesi sperimentale sul mix-design di un Self Compacting Concrete con gli aggregati impiegati nella produzione della centrale stessa.
Lo stesso anno partecipa al Grand Prix del Calcestruzzo SCC classificandosi 8°.
Dal 2005 fonda la MA CONCRETE srl con la quale commercializza materiali innovativi, accessori al calcestruzzo.
Nello stesso anno, fonda la società individuale MA con la quale si presta a consulenze sul calcestruzzo e controlli in cantiere, in Italia e all’estero, per conto di Direttori Lavori, progettisti, imprese di costruzione.

Contatti:
Mobile +39 348.2805206
Fax +39 0521.926212
Email: maurizio.agostino@pinazzigestcls.it

GARANTIAMO LA DURABILITÀ IN CANTIERE

Si parla tanto di durabilità attraverso la scelta del corretto tipo di cemento, lo spessore normato del copriferro, la corretta classe di esposizione ma, di fatto, tutti questi argomenti competono ai Progettisti e/o alle Direzioni Lavori. In realtà, la centrale di dosaggio incaricata della fornitura, si trova a fornire un materiale che, giusto o sbagliato che sia, gli viene imposto.

 Sono reduce da un viaggio turistico nella città di Roma, e di fronte alla maestosità delle opere dall’Impero Romano, fino a quelle del Rinascimento, il sostantivo che mi affiorava nella mente era: durabilità.

I materiali costituenti ogni blocco del Colosseo, ogni colonna di San Pietro, ogni capitello di San Giovanni in Laterano sono stati realizzati in maniera così durabile, dinnanzi all’incessante divenire del tempo, da resistere fino ai giorni nostri. Durante le visite monumentali, continuavo a pensare a come fosse possibile rendere durabile opere così immense e, la risposta, è sgorgata ammirando un insieme di tessere colorate: la durabilità è un mosaico.

Essa non è un elemento unico ma, è una caratteristica creata da passaggi susseguenti e dalla competenza di tutti gli anelli della catena, dal ferraiolo che dovrà garantire lo spessore del copriferro, al capocantiere che impedirà le aggiunte d’acqua, dal carpentiere che costiperà il calcestruzzo, al tecnologo che raccomanderà la corretta classe di slump. Insomma tutti noi creiamo, nel nostro piccolo campo di competenza, la durabilità purchè se ne riesca ad assumere consapevolezza.

Vediamo come può un tecnologo di centrale posizionare al posto giusto il suo piccolo frammento, nel mosaico della durabilità.

Nel mio caso, una volta sicuro del corretto bilanciamento del mix-design, degli aspetti resistenziali e reologici della ricetta, tranquillo sul fatto che l’Rck e la classe di esposizione richieste siano quelli corretti per la struttura da realizzare, mi concentro su due importanti aspetti: la classe di consistenza corretta (slump o spandimento per gli amanti della “Tavola a Scosse”) e l’esecuzione a “regola d’arte” della compattazione.

Infatti da un paio d’anni a questa parte, l’arrivo della manodopera straniera, ha ripresentato il problema della vibrazione tenendo conto del fatto che costipamento, classe di consistenza e resistenza caratteristica, sono strettamente legate fra loro.

Alcuni autorevoli autori, definiscono con gc il grado di compattazione risultato del rapporto fra la massa volumica della struttura e la massa volumica del provino, ed affermano che per un calcestruzzo ottimamente compattato, cioè vibrato a “regola d’arte”, in assenza totale di vuoti, si avrà gc =1.

È possibile definire il massimo grado di compattazione, raggiungibile in opera, in funzione della classe di consistenza secondo la tabella seguente (Collepardi M., Il Nuovo Calcestruzzo Terza Edizione, Tab. 27.2, pag. 336):


Ma perché è necessario togliere aria al calcestruzzo, al momento della posa, se la Normativa per alcune classi d’esposizione, addirittura, ne dispone un’ulteriore inserimento?

La formula riportata fornisce la differenza di resistenza in funzione del grado di compattazione:

DR=(1- gc) · 500%

Ma per capire cosa significa proviamo a calcolarci la differenza di resistenza fra due calcestruzzi in consistenza S4, secondo valori di compattazione differenti, il primo con gc1= 0,95 ed il secondo con gc2= 0,96.

DR1=(1- gc1) · 500 e DR1=(1- 0,95) · 500= 25%

DR2=(1- gc2) · 500 e DR2=(1- 0,96) · 500= 20%

20-25=5%

Quindi per un solo punto di compattazione in meno, avremo l’Rck più bassa di ben 5 punti percentuale. Notevole vero?

Tornando allo scopo di questo articolo, fino a qualche anno fa, la battitura esterna dei casseri per mezzo di mazzuoli era la fase terminale di una serie di operazioni legate fra loro, ben più complete ed articolate. Oggi, invece, mi trovo sempre più spesso a vedere, quella descritta, come l’unica operazione impiegata per il costipamento del calcestruzzo con disastrosi risultati, facilmente immaginabili.


Ma poiché il compito del tecnologo, in cantiere, è quello di porre ordine garantendo il rispetto delle Normative, riconquistiamo la calma e procediamo per gradi. Prima di iniziare il getto, mi assicuro che i pannelli del cassero, al proprio interno, presentino un giusto velo di olio disarmante per facilitare la fuoriuscita di bolle d’aria sulla parte del facciavista e

che siano in aderenza fra loro al punto da non lasciare intravedere alcuna fessura. Il trucco per testare questo aspetto è semplicissimo: afferro la “lamella distanziale” cercando di ruotarla attorno al proprio asse longitudinale, come fosse un rubinetto ed osservo se si muove. Se lo fa, sarà meglio richiamare l’attenzione di qualcuno dato che, al momento della vibrazione, avremmo perdita di boiacca dalla fessura, cadendo dalla padella nella brace.

Infine faccio calare il tubo del vibratore prima d’iniziare a versare il calcestruzzo, in modo da poter costipare al meglio, già da subito, lo stato inferiore.

Di solito, anche in questo caso, l’aria in cantiere inizia a “scaldarsi” ed inizierà la processione di carpentieri che verranno a raccontare di quanti anni di esperienza abbiano alle spalle e, di quanti muri abbiano realizzato senza i vostri consigli. Tranquilli come sempre, fatevi una risata e, se è il caso, parlate pure della tal modella e del suo ultimo calendario (di solito funziona), ma poi tornate a chiedere di posizionare il vibratore in fondo al cassero vuoto.

Fate scaricare calcestruzzo fino ad avere uno strato di 60-70 cm. quindi, azionate il vibratore.


Quando ancora i galeoni solcavano i mari e l’ecoscandaglio nemmeno si immaginava cosa fosse, durante la navigazione in acque basse, il pericolo d’incagliarsi veniva scongiurato, assicurando un peso ad una cima.

Durante la navigazione, un marinaio dal fianco del vascello, gettava di continuo il peso in mare per recuperarlo non appena toccava il fondo. La rapida conta del numero di nodi bagnati, precedentemente fatti sulla corda, forniva la profondità dell’acqua sotto alla chiglia.

Il vibratore andrebbe impiegato allo stesso modo: calandolo nel calcestruzzo per recuperarlo in maniera lenta ma continua e verticale, non appena abbia raggiunto il fondo del cassero.

Controllate che il personale di cantiere esegua l’immersione del cilindro vibrante a 60 - 80 cm dall’immersione precedente, in modo da assicurare una vibrazione uniforme allo strato gettato come riportato in Fig. 3.

FIG4.jpg

 In altra occasione descriverò alcune delle patologie conseguenti alla cattiva esecuzione delle operazioni suggerite, per il momento vi basti assicurarvi che tutti si attengano alle vostre disposizioni.

 Le leggende di cantiere vedono la responsabilità del vibratore in presenza dei “nidi di ghiaia” o “vespai”, osservabili soprattutto nelle strutture verticali, quali muri e pilastri, poiché in grado di “snervare” (sic!) il calcestruzzo. In parte questa affermazione può essere vera qualora, al momento dell’immersione del vibratore, i casseri non in perfetta “tenuta” lascino uscire parte della biacca dalle fessure. Tuttavia solo uno sciocco attribuirebbe la colpa al vibratore invece che alla sistemazione dei casseri.

Inutile argomentare, poi, sullo “snervamento” subito dal calcestruzzo, per il quale se qualcuno riesce a capire meglio a che cosa ci si riferisca, sarò curioso di ascoltarlo.

Procedendo al riempimento ed alla vibrazione del calcestruzzo per strati, come descritto, riusciremo ad espellere quanta più aria possibile e, non prevista nella fase di progettazione della ricetta. In pratica anche l’affermazione secondo la quale la vibrazione determini la fuoriuscita dell’aria, risulta esatta, solo in parte. Infatti una cospicua parte inglobata durante il riempimento, fuoriesce attraverso l’assestamento, una seconda parte, invece, subisce una frammentazione, generando così un insieme di vuoti separati, o più precisamente, non collegati gli uni agli altri. Questo particolare contenuto d’aria chiamato, microporosità, è dimostrato essere in grado di migliorare la durabilità del calcestruzzo, specialmente in strutture esposte a ripetuti cicli gelo/disgelo.

Ecco perché, per garantire la durabilità, è necessario che ognuno di noi giochi, nel proprio piccolo ambito di competenza, il proprio ruolo. Ma soprattutto è fondamentale che ognuno di noi si renda conto che, operare con precisione e competenza, è l’unica soluzione possibile a garantire durabilità alle opere realizzate a prescindere dalle Normative.

Dott. Maurizio Agostino

maurizio.agostino@pinazstcls.it

 

 

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