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Acciaio il materiale più reciclato dell mondo

01/08/2016
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Gli attuali processi di sfruttamento delle risorse naturali si basano su un modello di crescita lineare, secondo cui le risorse sono abbondanti, disponibili, eliminabili e a basso costo. Questo modello di "crescita" non può continuare inalterato, poiché gli equilibri dell'ecosistema sono ormai già compromessi.
Le risorse sono scarse, mentre la loro domanda non cessa di aumentare.

Un'economia circolare presuppone che i prodotti mantengano il loro valore aggiunto il più a lungo possibile, senza l'immissione di nuovi rifiuti. Alla fine del ciclo di vita di un prodotto, inoltre, le risorse intrinseche non devono andare perdute, ma devono essere reimmesse nel sistema economico per creare nuovo valore.
La transizione verso un'economia più circolare è uno dei capisaldi della strategia Europa 2020 per una crescita sostenibile. 

L'acciaio è riciclabile al 100%
Gli elementi in acciaio provenienti da prodotti dismessi (macchinari, veicoli, costruzioni, ecc.) sono raccolti e selezionati grazie alle loro proprietà magnetiche.
L'acciaio prodotto da materiale di riciclo non presenta alcun degrado nelle proprietà meccaniche, risultando così indistinguibile dal materiale “nuovo”.
L'acciaio non viene mai consumato, ma continuamente trasformato attraverso i processi di riciclo. Questo processo ne descrive perfettamente il concetto di “materiale permanente”, alla base dell'economia circolare.

L’acciaio è un materiale riciclabile al 100%, che può essere riciclato infinite volte senza perdere alcuna delle sue proprietà originarie. Per questo motivo l’acciaio è oggi di gran lunga il materiale più riciclato al mondo (fonte: BIR – Bureau of International Recycling – World Steel Recycling).
Il ciclo di vita dell’acciaio è protenzialmente senza fine, ciò lo rende una vera e propria “risorsa permanente”, essenziale per lo sviluppo di un’economia sostenibile.
Terminata la vita utile dell’opera in cui è inserito un elemento in acciaio, infatti, esso può essere ricondotto in fonderia per assumere qualsivoglia altra funzione. E’ infatti possibile trasformare il rottame attraverso processi produttivi con forno elettrico ad arco. Nel mondo anglosassone questa proprietà viene indicata sinteticamente con il termine up-cycling, per creare una distinzione con i materiali che sono soggetti a perdite di proprietà e impiegati in applicazioni di livello inferiore (down-cycling). Esistono poi alcuni casi in cui il materiale a fine vita è stato reintegrato in altre applicazioni.

Dalla fase produttiva a quella di lavorazione, l’acciaio consente di ridurre le emissioni di inquinanti e la quantità di energia impiegata. I forni ad arco elettrico, attualmente in larga diffusione, garantiscono rispetto ai vecchi forni:
  •  limitazione del rumore a 45dB;
  •  elevata riduzione delle polveri;
  •  riduzione del 50% del fabbisogno d’acqua;
  •  riduzione di oltre il 50% del fabbisogno di energia
  •  limitazione delle emissioni di CO2
La percentuale di riciclo dei profili di acciaio si attesta su valori superiori al 90%: nel mondo sono riciclate 14 tonnellate di acciaio al secondo.
Il riciclo evita il consumo di altro petrolio necessario per la produzione di materiali da materie prime fresche di estrazione e comporta la diminuzione del carico ambientale, delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti.
 
L'acciaio è riciclabile all'infinito
Il materiale derivante dal riciclo dell’acciaio (99%) è un materiale di prima scelta.
Il restante 1% viene recuperato come inerte per uso stradale.
Nell’Unione Europea, nel 2014 circa il 40% della produzione siderurgica è stata realizzata grazie al recupero e riciclo di materiale ferroso, che viene rifuso per dare vita a nuovi prodotti in acciaio.
In Italia, primo produttore europeo di acciaio a forno elettrico, tale percentuale è significativamente più elevata e supera, nel 2014, il 72%.

L’Italia fa registrare, all’interno di tutta la Comunità Europea, il più elevato quantitativo annuo di rottami ferrosi riciclati in acciaieria.
Le acciaierie italiane nel 2014 hanno riciclato complessivamente oltre 18 milioni di tonnellate di rottame ferroso, di cui circa l’87% di origine europea (65% proveniente dalla raccolta nazionale, il 22% importato da altri Paesi Europei e il rimanente 13% da Paesi Terzi.
Il rottame ferroso può essere legittimamente considerato come una vera e propria “miniera”.


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